"Siamo noi, i proletari, la classe oppressa, che siamo elettricisti e gassisti, siamo noi che conduciamo le locomotive, siamo noi che fabbrichiamo gli esplosivi e foriamo le mine, siamo noi che guidiamo le automobili e gli aeroplani, siamo noi i soldati… siamo noi, purtroppo, che vi difendiamo contro noi stessi. Voi non vivete che per la volontà inconscia delle vostre vittime. State attenti allo svegliarsi delle coscienze…" Errico Malatesta
lunedì 4 maggio 2009
Postato su "Gli Invisibili"
Tempo fa postai nel mio blog una domanda che in qualche modo riassume in parte quel che hai scritto tu oggi.La differenza tra amicizia e conoscenza. Accettavo suggerimenti e punti di vista, pronta a mettere in discussione il mio modo di vivere le due cose. Nessuno lasciò commenti. Forse solo perchè il mio blog è poco conosciuto ai più ed io l'ho voluto così.Leggere oggi queste parole in parte mi consola del non essere la sola ad avere perplessita sull'uso e l'abuso della parola amicizia.E il non essere su facebook mi evita di avere continuamente dubbi e perplessità sul genere umano che si dichiara "amico".Non senza essere passata attraverso le forche caudine dello Zomborum (prima esperienza virtuale) e successivamente di un'altra Community che ha chiuso i battenti all'inizio di quest'anno (secondo e ultima esperienza del genere).Ma l'esperienza Zomborum non mi dilaniò così tanto come la seconda. In fondo di quel periodo conservo un buon ricordo e ancora qualche piccolo contatto con persone "pulite" e in gamba. Il secondo è stato una Caporetto. Waterloo al confronto una gita fuori porta.Ho avuto 40.000 scambi di post in meno di un anno e mezzo. Persone con le quali comunicavo del più e del meno pubblicamente attraverso una specie di bacheca. Gente che dopo un po' ti chiamava "sorellina" e si sperticava nel dirti quando tu fossi importante e intelligente e quanto bene ti volesse e di quanto ti fosse amica. La stessa gente che con altri due.tre.quattro nick andava poi a sparlare o ad inventare cose su di te con altri. Che nella vita questo fa. Sparge palate di merda e ipocrisia sulla scema di turno (in questo caso io) che continua a non voler credere che le persone possano essere cattive per il solo gusto di esserlo.E pensare che mi ero chiusa nel "convento virtuale" perchè delusa dai rapporti "reali"!. Pensando (stupidamente e ingenuamente) di poter fare conoscenze e scambiare opinioni senza dover entrare troppo in empatia con gli altri. La mia Mission è fallita miseramente non senza lacrime e dolore. perchè nonostante mi professi una diffidente di natura sono portata a credere alla buonafede degli altri.Di tutta quella marmaglia, fatte salve 4-5 persone non è rimasto nulla. Anzi si, qualcosa è rimasto. La delusione cocente che ancora oggi -se ripenso a certi discorsi di alcuni "personaggi"-a distanza di mesi non passa. La paura nell'allungare di nuovo la mano nei confronti degli altri e di tornare ancora una volta ferita e umiliata. Ma se nasci tonda non puoi morire quadrata. E se la mia natura è quella di credere all'amicizia e di esserci in un amicizia sempre , anche quando vorrei starmene per conto mio ma vado oltre al dolore personale di fronte al disagio o al problema di un altro, allora credo che di delusioni ne avrò ancora molte. Queste sono state le vicende che mi hanno tenuta lontano da Facebook. Credo che alla prima richiesta di "AMICIZIA" mi sarei messa ad urlare.Prima, come dice la mia amica Fra, devo imparare ad essere "un po' più stronza e un po' più egoista". Ecco, queste sono le emozioni scatenate da questo articolo. Ricordi. Dolore, insofferenza per l'ipocrisia, ingenuità, stupidità probabilmente. Non mi vergogno a dirlo: Ci credevo, ci ho creduto in certe persone e nei loro argomenti. Mi ci vorrà un po' a ricostruire il muro, a blindare di nuovo l'anima.
4 commenti:
Non entro del merito delle esperienze personali, anche perchè certe persone sono così per problemi più grossi di loro e di cui neanche riescono a rendersene conto, il fatto è però un altro. Capire chi abbiamo di fronte è necessità imprenscindibile per potersi lasciare andare ai sentimenti, qualsiasi essi siano, spesso e purtroppo siamo abituati a giudicare dalle apparenze e le chat in genere sono ciò di più deleterio per verificare la persona con cui interloquiamo. Il problema parte da dentro di noi, da quanto ci aspettiamo e da come ci rapportiamo con gli altri, la mia esperienza è più o meno simile alla tua ( e lo sai bene)ma evidentemente le aspettative erano altre, ed è questa differenza di fondo che fa si che le conseguenze siano diverse. Certo le delusioni ci sono state, ma sono rimaste limitate all'etere, comunque non hanno influito sul mio pensiero relativo agli altri.
E' un dato di fatto ormai che i rapporti tra gli esseri umani sono giocati su determite leggi... una di queste è l'appartenenza ad un gruppo, di qualsiasi tipo esso sia, politico, d'interesse comune, di moto, di fiori, di calcio ecc., non omologarsi, rifuggire le "masse" ti porta inevitabilmente ad essere etichettato come diverso. Credo che ciò derivi dal bisogno soggettivo di essere accettato dagli altri, "sono come te dunque meritevole di considerazione", ma questo fa sì che le peculiarità di ognuno si annullino nel brodo indistinto dell'appartenenza.
Ciò permette ai "capi popolo" di emergere soddisfatti di comandare una moltitudine che si muove come una persona unica.
Non c'è da gioire certo, ma solo esser fieri di riuscire a mantenere la propria dignità che è unica e indivisibile in questa melma indistinta che è l'umanità...
Minchia che discorso!!!
..."Il problema parte da dentro di noi"....sono assolutamente d'accordo e mi sembra di averlo sempre detto che il problema sono io e il mio modo di vivere i rapporti con gli altri basandomi quasi esclusivamente sui miei principi e caratteristiche personali, sbagliando nel pensare che i sentimenti (qualunque essi siano) siano simmetrici.
Ma, ripeto, l'errore è solo il mio.
Io non vedo l'errore, come dici te, vedo solo sensibilità e visione della vita e dei rapporti in modo corretto, non te ne puoi fare una colpa, anche se ciò non ti mette al riparo dalle sofferenze.
..mettiamola così.."Tutto ciò che non mi uccide mi giova"...e magari invecchiando diventerò meno stupida..
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