mercoledì 3 novembre 2010

Kimuchi: L’allievo e il Maestro

Nella tradizione delle arti marziali, per capire il rapporto che si instaura tra allievo e maestro è richiesta una elevata sensibilità e una spiccata attitudine a gestire gli aspetti della pratica legati alla percezione.
Kimuchi esprime il massimo livello della trasposizione di sentimenti positivi tra maestro e allievo dove le sensazioni prendono il posto delle parole.
Arrivare a sentire e provare kimuchi è un traguardo per pochi. L’allievo, quando si iscrive ad un corso di karate non sa niente della pratica, di quello che sarà il rapporto con il maestro.
Se nel suo DNA esiste la possibilità di arrivare a kimuchi, non immagina quanto diventerà importante per lui il maestro. All’inizio dell’insegnamento col nuovo allievo, il maestro non sa se con lui arriverà a kimuchi.
Solo con il trascorrere delle lezioni il maestro si renderà conto se si instaurerà questa situazione positiva.

E’ una prova difficile per l’insegnante ma anche per l’allievo.
Vediamo quali sono gli elementi che concorrono ad ottenere un traguardo così importante.
Il maestro serio, segue tutti allo stesso modo, ed è sempre pronto oltre che a trasfondere la disciplina a capire, assistere ed aiutare anche fuori dal dojo.
Per l’allievo il maestro diventa una figura determinante, rappresenta una sicurezza, la soluzione ad ogni problema. Il maestro che fa capire di avere un grande amore per la disciplina e dimostra continuamente che i suoi allievi sono importanti, nella maggior parte dei casi crea questo rapporto senza rendersene conto.
Per molti allievi diventa un punto di riferimento anche fuori dal dojo.

Spesso al maestro sono confidate cose strettamente personali, vengono chiesti consigli sulle scelte da fare, e questo solo per il fatto che l’allievo ripone in lui una fiducia incondizionata, e sente che è la persona di cui si può fidare.
Per i più piccoli diventa una figura paterna, per i più grandi un fratello, nel massimo rispetto anche un amico che è sempre pronto ad aiutarti.
Tutto questo colloca il maestro in una situazione molto delicata e di grande responsabilità.
Gli allievi si affidano a lui non solo tecnicamente ma anche umanamente e questo il maestro lo sente.
Una volta raggiunto questo livello, per non alterare ciò che di bello è stato costruito, il maestro deve lavorare sempre di più e con attenzione in questo senso per non deludere i propri allievi.
Per questo, deve riuscire ad instaurare col gruppo un rapporto sano sotto ogni aspetto.
Deve continuamente migliorare la capacità di guidare i suoi allievi in una commistione di gentilezza ma anche di fermezza sulle situazioni importanti della pratica.
Deve essere dolce ma implacabile e trasmettere anche nel momento più duro il dispiacere per essere arrivato a dover rimproverare uno o più allievi.
Se serve, il maestro deve essere pronto a non intervenire anche se è difficile, in situazioni scomode e delicate che si possono verificare nel gruppo ed affrontarle in un secondo momento.
Deve essere preparato a tutti i cambiamenti che si presentano durante l’insegnamento legati alle aspettative che hanno alcuni allievi.
Le situazioni della vita cambiano, qualcuno a volte cambia nei confronti del maestro.
Ma questo accade solo quando il rapporto non è mai arrivato a kimuchi.

C’è una grande differenza tra essere vicino al maestro, e affidarsi completamente a lui.
Ad ogni modo, il maestro che ha cercato di svolgere il suo ruolo nella massima onestà non si preoccupa di questi cambiamenti nei suoi riguardi.
Anche situazioni come queste fanno parte del rapporto con gli allievi e si collocano con una certa assonanza nelle vicende di vita anche fuori dall’ambito del karate.
Durante le lezioni, l’instaurarsi di kimuchi, trasmette al maestro una carica enorme e il suo insegnamento arriva ai più alti livelli perché sono gli allievi stessi a chiederglielo senza parlare.
Il linguaggio del corpo si sostituisce alle parole.
Si instaura un meccanismo paragonabile ad una reazione chimica a doppia freccia: il maestro va verso gli allievi e loro verso di lui.
Tutto questo crea un legame sempre più forte (kimuchi) che in alcuni casi è impossibile spezzare.

13 commenti:

il monticiano ha detto...

Il tuo attaccamento a questa nobile arte marziale traspare in tutta evidenza da questo tuo post.

Chica ha detto...

...è come un grande amore....

viola ha detto...

letto con interesse.

mi pare una cosa molto poetica, il kimuchi.
forse anche pericolosa, se il maestro non è all'altezza.
ma io nemmeno sapevo che esistesse, questo fenomeno, quindi parlo a sensazioni :D

Luce ha detto...

si potrebbe definire un misto tra rispetto, affetto ed empatia? faccio domande sceme, lo so.. mi è piaciuta la descrizione di questo sentimento. Molto nobile e profondo.

GoDoG ha detto...

metti la cera... leva la cera...
metti la cera... leva la cera...

Chica ha detto...

Viola e Patè:più che poetica è empatica...e non credo pericolosa, perchè non si tratta di qualcosa da imporre come prassi...è difficile definire qualcosa che "avviene" (ma anche no)..ha ragione Patè quando dice che il kimuchi si sviluppa con un misto di rispetto, empatia, affetto, affidamento, fiducia. Il Maestro non può "stabilire il kimuchi" nei confronti di uno o dell'altro allievo, perchè anche lui non sa con chi questo si svilupperà.
Ma so che avviene, te ne accorgi quando entri nel dojo e ti cala addosso una sensazione di accoglimento, di serenità, di "svuotamento mentale" che fino ad un attimo prima non c'era.
Avviene quando accetti di provare una tecnica con lui e , senza paura, senza rigidezze ti affidi senza difese, continuando a fissarlo senza chiudere gli occhi neanche quando un pugno si ferma ad un millimetro dal tuo viso e tu sai, che non ti avrebbe mai colpito neanche per sbaglio....è un po' complicato spiegare le sensazioni...:D

Chica ha detto...

Godog: ahahahahahahahaha!!!!...quel film mi ha rovinato la vita..::D

ecco..però in parte gli esercizi "stigmatizzati" di quel film rappresentano il kimuchi ma anche le tecniche che inconsapevolmente karatè Kid sta imparando....
In palestra non ti fanno passare la cera, ma per esempio ti fanno ripetere per ore la stessa tecnica, magari per giorni, laperfezioni fino allo spasimo, con le vesciche che ti spaccano i piedi, con i lividi alle mani o agli avambracci, finchè non assimili la cosa e questa diventa pare di te, diventa reazione immediata...e se all'inizio l'allieovo si chiede perchè fare qualcosa che gli sembra di saper fare, gli sembra quasi una punizione, alla fine capirà....

enzo ha detto...

C'è una grande differenza fra Oriente e Occidente nel concetto di Maestro. Le culture orientali sono quasi più antiche dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo, sono più vicine quindi al Cielo e alla Terra, e quindi all'amore cosmico.
Brava Chica, facci sapere, facci crescere così.

Gabriele ha detto...

Molto interessante Chica: tu hai raggiunto il kimuchi con qualche allievo/a?

Luz ha detto...

Ho letto con enorme interesse quello che hai scritto e che finalmente apre uno spiraglio di grande umanità su quella che comunemente si chiama "arte marziale" e che pochissimi conoscono sotto questo aspetto. Quando si parla di karate sembra sempre e solo che si pensi alla difesa-offesa.
Un abbraccio.

Chica ha detto...

Enzo: è qualcosa che ti avvicina pian piano alla serenità interiore, che non significa affatto che i tuoi problemi "materiali" o "personali" spariscono, ma sicuramente vngono affrontati in modo diverso...

Chica ha detto...

Gab: io posso dire che qualcosa del genere mi avvicina molto al mio attuale maestro, lo dico dopo aver passato 4 anni con un altro maestro che non era neanche capace di interagire con se stesso. Quindi posso valutare la differenza enorme che ho trovato tra l'uno e l'altro.
Con gli allievi...credo di aver raggiunto un buon punto con le ragazze della foto, caratterialmente con una in particolare,ma è un percorso lunghissimo, quello per arrivare al kimuchi.
Allo stesso tempo posso dire che il mio Maestro attuale, si avvicina molto e in molti modi a molti dei ragazzi che allena.

Chica ha detto...

Luz: mi fa piacere questo tuo (e vostro)intervento sull'argomento, perchè pensavo non interessasse molto, ma questo non mi evita di scrivere su quest'argomento che ha dato (sta dando) molto alla mia vita.
L'accostamento "arti marziali-karatè=aggressività-violenza" è il più classico delle persone che non conoscono quest'arte, nè di come si svolge, nè dei modi e i motivi perchè nacque.

E' vero, le tecniche insegnano a difendersi "fisicamente", però la consapevolezza del "sapere" ti fa difendere prima della pratica.
E' raro che un "marzialista" aggredisca fisicamente, solo per mostrare la propria forza.Il karatè è la "Via" per acquisire l'autocontrollo.
Chi veramente capisce il karate non si lascia mai trascinare facilmente in un combattimento perchè è consepevole che un solo colpo può (determinare) essere una questione di vita o di morte.
Questi colpi vengono insegnati e acquisiti negli anni, ma servono proprio a creare la consepevolezza di quel che si è e si può, quindi ad "evitare".
Rettitudine, Dovere, Amore, Non-violenza, Carità, Fede, Verità, Umiltà, Volontà, Determinazione, Discernimento, Autocontrollo.
Questi sono i valori che un KARATEKA deve incessantemente ricercare, sia fuori che dentro il DOJO.
Un abbraccio..:D